Jessica, gettata nel canale a Prevalle: indagato anche un ragazzo

 
 

Jessica, gettata nel canale a Prevalle: indagato anche un ragazzo

Abita a pochi metri dalla casa dove la giovane ha trascorso le ultime ore. Il corpo potrebbe essere stato trasportato fino al corso d’acqua con la sua auto

Prevalle (BS) - Il consulente tecnico informatico forense, l'Ing. Michele Vitiello, e il suo staff sono stati incaricati dalla Procura di Brescia per effettuare un'analisi dei telefonici e dei computer sequestrati agli indagati al fine di arrivare a capo del misterioso omicidio di Jessica Mantovani.

Come cita l'articolo de "Il Giorno", il mistero di Jessica Mantovani non si svela, ma ora sotto inchiesta per la morte della 37enne di Villanuova sul Clisi, ripescata il 13 giugno nel canale della centrale idroelettrica Dwk di Prevalle, ci sono due uomini. Omicidio e occultamento di cadavere sono i reati ipotizzati per entrambi. L’ultimo iscritto al registro degli indagati dal pm Gianluca Grippo è Marco Zocca, 23 anni, di Prevalle. Vive a 50 metri dal cinquantenne Giancarlo Bresciani, l’uomo con cui Jessica – nessun lavoro, nessuna relazione stabile e problemi di dipendenza dalla cocaina - aveva trascorso la sua ultima serata da viva il 12 giugno, e il primo su cui gli inquirenti avevano concentrato i sospetti, indagandolo. Non si esclude che l’inchiesta si allarghi, e coinvolga altri.

Intanto si procede per accertare se Zocca, cui si è arrivati grazie alle intercettazioni telefoniche e risalendo il filo delle frequentazioni della vittima e di Bresciani, possa aver dato un contributo alla tragica fine della 37enne. Due per ora gli elementi certi: il ragazzo, come Jessica, frequentava l’abitazione del cinquantenne, senza patente e abituato a spostarsi in bici. E, a differenza degli amici, ha a disposizione un’auto. Un dettaglio non irrilevante nel quadro che la Procura sta componendo. Perché tra la casa di Bresciani, dove la vittima si trovava alle 20,30 del 12 giugno e il corso d’acqua nel quale qualcuno l’ha gettata, ci sono quattro-cinque chilometri. Come è arrivata al fiume? Chi l’ha portata, e con quale mezzo? E ancora, in quella casa Bresciani e Jessica erano soli quella sera o c’erano altri, tra cui Zocca?

Domande in attesa di risposta. Il giorno seguente la scomparsa il cadavere è stato rinvenuto pieno di graffi e lividi nelle griglie del canale. Annegamento per caduta accidentale o suicidio, era l’ipotesi iniziale. L’autopsia però ha ribaltato l’epilogo di una storia che pareva destinata all’archiviazione: nei polmoni della donna non c’era acqua. La 37enne era morta prima di entrare in acqua. In testa presentava una ferita compatibile con un’aggressione. Sul corpo segni tali da fare pensare a un pestaggio. L’abitazione di Bresciani è già stata setacciata dalla Scientifica con il Luminol e a breve le tracce biologiche saranno analizzate al Ris di Parma. Nei prossimi giorni gli esperti in camice bianco dell’Arma faranno accertamenti anche sull’auto e sulla casa del secondo indagato. Giovedì, intanto, la Procura ha incaricato un consulente informatico per studiare i telefoni e i pc degli indagati, finiti sotto sequestro, un esame cui parteciperanno le parti. Al Ris sarà inviato anche un misterioso cuscino ripescato nel fiume. Un giallo nel giallo. Perché Bresciani, che ha assicurato di non sapere nulla della fine dell’amica, sarebbe stato a conoscenza che con lei c’era, appunto, un cuscino. Come potesse saperlo è un mistero.

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